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VIII Incontro Nazionale GdS Aferesi Terapeutica
Bari 15-17 novembre 2012
06/12/2012

Come sapete si è svolto recentemente a Bari l’VIII incontro nazionale del nostro GdS. La folta partecipazione e la discussione interattiva che hanno caratterizzato tutte le sessioni del congresso sono state l’elemento distintivo che ci ha riempito di speranza sulle future prospettive di sviluppo dell’aferesi terapeutica.

A questo risultato ha contribuito, secondo il nostro giudizio, il carattere multidisciplinare che abbiamo voluto dare al programma scientifico, fermi nella convinzione che un dato distintivo dell’aferesi è la sua intrinseca caratteristica di essere applicata ad una svariata gamma di malattie e il nostro compito, quali cultori dell’argomento, è di interfacciarci con gli altri specialisti, nutrirci della loro competenza nel settore specifico e fornire loro la nostra esperienza nel funzionamento dei circuiti extracorporei, in un approccio integrato che rappresenta il solo mezzo di diffusione di un trattamento utile.

Di qui, ad esempio, il confronto con i neurologi, ricco di spunti innovativi. Oppure l’interesse sempre più evidente per gli ambienti delle unità intensive. Senza dimenticare, un settore in ampia espansione in cui l’aferesi terapia ha un ruolo indiscutibile e universalmente accettato: quello dei trapianti. In questo campo c’è ancora tanto da fare e ce lo hanno magistralmente illustrato i relatori della sessione dedicata all’argomento.

La nefrologia è un campo dove l’aferesi terapeutica, in special modo le metodiche selettive, non ha trovato larga applicazione. Perlomeno finora! La sessione dedicata alle malattie renali ci ha fatto capire come la situazione stia radicalmente evolvendo in senso opposto. Se spesso è accaduto che tra colleghi che avevano in cura i pazienti e coloro che eseguivano la procedura non si sia sempre realizzato un fattivo interscambio di informazioni al fine di sottolineare il ruolo dell’aferesi nel trattamento della malattia, questa eventualità non è più valida oggi per una patologia che è diventata la piaga dei nostri centri dialisi: l’arteriopatia periferica, che l’uremico dimostra con sempre più frequenza e severità.

Qui non possiamo demandare ad altri un trattamento che è nostro compito eseguire, né lasciare intentata alcuna possibilità di intervento che impedisca l’evoluzione verso una delle più temibili complicanze: l’amputazione. Una sessione organizzata sull’argomento ce lo ha chiaramente dimostrato. Un rinnovato spirito di collaborazione alimenta ora il rapporto tra trasfusionisti e nefrologi. Ne è stato esempio l’aver dedicato una sessione dell’ultimo congresso nazionale SIdEM, svoltosi a Torino, interamente a noi nefrologi. Gentilezza ricambiata con entusiasmo in questo nostro incontro nazionale, dove sono stati i trasfusionisti a prendere la parola in una sessione loro riservata, per illustrarci le loro esperienze. Siamo certi che da questa cooperazione fioriranno iniziative comuni che solo del bene possono portare all’aferesi terapeutica.

Come, del resto, si è verificato con la recente condivisione dello stesso Registro Nazionale per la raccolta dati, i cui risultati preliminari sono stati esposti dal coordinatore nefrologo del Registro, o la compilazione di un documento condiviso per la richiesta di rimborso delle procedure di aferesi terapeutica selettiva alle autorità regolatorie, di cui è stata data ampia illustrazione nel corso di una presentazione dedicata.

Eppure ciò che ci rende particolarmente entusiasti sono stati i progetti di lavoro comune, fioriti nel corso del congresso, favoriti dall’interscambio di informazioni e contatti e alimentati dal desiderio condiviso di cooperare.

Mettere insieme i dati, spesso poco significativi in termini numerici quando isolati e invece una vera e propria messe di utili informazioni quando raccolti in gruppo, e operare con omogenei schemi di trattamento e di valutazione sono i mezzi che consentono di arrivare ai grandi numeri. Il risultato sono la pubblicazione di studi credibili e un rinnovato spirito di collaborazione tra centri.

Con questo animo si è concluso il congresso di Bari, dispiegando cioè prospettive di interessante sviluppo per le quali non finiremo mai di ringraziare tutti i partecipanti all’evento.

Loreto Gesualdo, Alfonso Ramunni
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